Il menu che vende
Le descrizioni dei piatti che fanno ordinare (senza inventare nulla)
Una descrizione non è un elenco di ingredienti: è un piccolo venditore. Può limitarsi a dire cosa c'è nel piatto, oppure far venire l'acquolina e accompagnare il cliente verso la scelta che conviene a entrambi. La differenza, a fine serata, si vede sullo scontrino.
Cosa cambia una descrizione «che vende»
- Nomina bene gli ingredienti giusti. «Grana» diventa «Grana 24 mesi»; «pomodoro» diventa «pomodoro del Piennolo». Non stai inventando: stai dando al piatto le parole che merita.
- Fai sentire, non elencare. Una parola sulla consistenza o sulla provenienza vale più di tre aggettivi vuoti.
- Guida l'occhio. Il piatto che ti conviene deve stare dove lo sguardo cade, con una descrizione che invita — non perso in fondo alla pagina.
La regola d'oro: onestà
Le parole giuste non sono parole gonfiate. Non si promette ciò che non c'è nel piatto: si racconta bene ciò che c'è. Una descrizione che mente si paga con la delusione del cliente. Una che racconta con verità si ripaga con l'ordine giusto.
Un esempio (illustrativo)
«Tagliata con rucola e grana» è corretto, ma non vende. «Tagliata di scottona, rucola selvatica e scaglie di Grana 24 mesi» è lo stesso piatto, raccontato come merita — e i clienti lo scelgono. (Esempio illustrativo: nei report riscriviamo ogni piatto della tua carta, con la tua voce.)
In pratica
Prendi i tre piatti che vuoi spingere e riscrivine la descrizione dando a ciascuno le parole che merita, senza esagerare. È metà del lavoro dell'audit: l'altra metà sono i numeri che ti dicono quali piatti spingere.
Fai il check-up gratuito del tuo menu.
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